Fattori prognostici del colangiocarcinoma

Fattori prognostici colangiocarcinoma

La prognosi dei pazienti affetti da colangiocarcinoma rimane generalmente molto bassa. Tuttavia, i pazienti che riescono ad avere l’indicazione all’intervento chirurgico di resezione epatica possono sperare in un certo aumento della sopravvivenza. In questo contesto, uno dei problemi più importanti è la definizione dei fattori prognostici per la sopravvivenza dopo epatectomia, al fine di evitare interventi inutili se non dannosi. Questa presentazione rivisita i principali sistemi di prognosi pubblicati nella letteratura scientifica riguardo al colangiocarcinoma e ne esegue una valutazione critica.

Colangiocarcinoma in Europa

Registro colangiocarcinoma

Questo studio europeo include più di 2.200 pazienti con colangiocarcinoma che provengono da 11 paesi europei e fornisce una completa analisi degli aspetti diagnostici, prognostici e terapeutici del complesso panorama del colangiocarcinoma. Lo studio dimostra che il colangiocarcinoma è un tumore che ancora viene diagnosticato in uno stadio avanzato. Per questo motivo una percentuale significativa di pazienti non riesce a ricevere una qualche terapia specifica per il tumore, con la conseguenza che la prognosi resta sfavorevole. Sarebbe quindi necessario impostare e promuovere campagne di sensibilizzazione e programmi educativi volti a prevenire i fattori di rischio legati agli stili di vita e l’attuazione di una sorveglianza per la diagnosi precoce del tumore nelle popolazioni ad alto rischio, per diminuire la mortalità correlata al cancro. Per questo motivo, questo studio rappresenta un dato prezioso per i futuri studi con nuove terapie mirate e per la progettazione di una nuova generazione di sperimentazioni cliniche personalizzate.

Colangiocarcinoma FGFR2

Nel modello murino Tp53-/- è stata riprodotta, con successo, la patogenesi del colangiocarcinoma intraepatico basata sulle proteine di fusione, rivelando l’eterogeneità biologica tra queste proteine di fusione strutturalmente differenti.
Il doppio blocco della segnalazione FF-Erk merita una considerazione per futuri approcci basati sulla medicina di precisione nei confronti del colangiocarcinoma positivo alle proteine di fusione.

L’agonista dell’acido obeticolico FXR inibisce il potenziale cancerogeno del colangiocarcinoma umano

L’agonista dell’acido obeticolico FXR è sottoregolato nelle cellule di colangiocarcinoma intraepatico e la sua attivazione da parte dell’acido obeticolico produce effetti anti-cancerogeni contro le cellule di colangiocarcinoma intraepatico mucinose e miste, sia in vitro che in vivo. Gli effetti dell’dell’acido obeticolico predominavano nelle cellule di colangiocarcinoma intraepatico miste, coerentemente con la minore aggressività e la maggiore espressione dell’agonista in questo sottotipo di colangiocarcinoma. Questi risultati, che mostrano la capacità mediata dall’agonista di inibire la colangiocarcinogenesi, rappresentano la base per testare l’acido obeticolico negli studi clinici su pazienti affetti da colangiocarcinoma.

Peter Neuhaus include la resezione portale nel trattamento chirurgico del colangiocarcinoma peri-ilare.

Peter Neuhaus

Peter Neuhaus al Charité-Virchow Klinikum, Università di Humboldt, a Berlino, in Germania, dimostra che l’intervento migliore per il trattamento del colangiocarcinoma peri-ilare (in passato denominato anche “Tumore di Klatskin”) è l’epatectomia destra allargata al quarto segmento ed al lobo caudato.
La sopravvivenza a 5 anni dei pazienti che hanno ricevuto questo tipo di intervento con un margine di resezione negativo (R0) è del 57%.
Peter Neuhaus dimostra soprattutto che la simultanea resezione della biforcazione portale ha consentito di ottenere una sopravvivenza a 5 anni dei pazienti pari al 65%, contro il 28% quando la biforcazione non veniva resecata.
Questo dato era significativo all’analisi statistica dei dati.
L’idea di Neuhaus era che il colangiocarcinoma peri-ilare dovesse essere trattato con una “no-touch technique” (senza toccare o vedere il tumore durante l’operazione) che consentisse una resezione estesa “en bloc” di tutta la via biliare.

Yuji Nimura dimostra perché è indispensabile asportare il lobo caudato nelle resezioni per colangiocarcinoma parailare

Il chirurgo giapponese Yuji Nimura, alla Nagoya University School of Medicine, Nagoya, Giappone, dimostra per la prima volta perché è indispensabile rimuovere il lobo caudato per realizzare resezioni epatiche che siano oncologicamente radicali per i pazienti portatori di colangiocarcinoma parailare.

A Nagoya, in 10 anni Nimura opererà ad intento radicale 46 pazienti.

In questo gruppo di ammalati dimostrò che in 44 casi su 46 vi era l’evidenza istologica di cellule tumorali nei dotti biliari per il lobo caudato.  

Klatskin descrive il colangiocarcinoma parailare

Gerald Klatskin

Gerald Klatskin, alla Yale University di New Haven, Connecticut, descrive per la prima volta il colangiocarcinoma parailare, che per molto tempo è stato definito proprio come “Tumore di Klatskin”.

Klatskin passò poi alla storia della medicina per avere sviluppato la tecnica della biopsia epatica.