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Tumore
delle Vie Biliari Cosa sono | Perché si formano | Che disturbi danno | Aspetto | Come si trovano | Come si curano Cosa sono ? Questo particolare tipo di tumore è molto aggressivo e la prognosi è severa, con aspettativa di vita assai limitata, in particolare se non è possibile adottare un qualche trattamento. Perché si
forma un tumore dell'ilo ? Le
cause Come si manifestano
i tumori dell'ilo biliare ? I
sintomi Come sono
fatti i tumori dell'ilo biliare ? Il loro aspetto Classificazione Macroscopica: A seconda di come si sviluppa questo tumore, si identificano 3 varianti: tipo papillifero, tipo nodulare, tipo con infiltrazione periduttale. Il tipo papillifero è una massa friabile, biancastra con una spiccata tendenza alla crescita
intraluminale, che si riscontra nel 7% dei casi. Classificazione Microscopica: la maggior parte di questi tumori è un adenocarcinoma, con variante da ben differenziato ad indifferenziato; esiste una variante “mucinosa” caratterizzata dalla spiccata tendenza a produrre mucina. Forme molto meno frequenti sono il cistoadenocarcinoma, il carcinoma adenosquamoso, e le forme mesenchimali (come il sarcoma) |
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Come appaiono
i tumori dell'ilo biliare ? La diagnosi L’ecografia addominale è il primo esame strumentale da effettuare quando un paziente manifesta un ittero; nei casi di tumore dell'ilo l'esame rileva la dilatazione delle vie biliari intraepatiche, senza apparenti masse. Il tumore di Klatskin spesso non è visualizzabile alla TAC dell'addome, ma può essere sospettato attraverso dei segni indiretti. Tuttavia la TAC è fondamentale per la valutazione di un’eventuale diffusione intraepatica, per rilevare eventuali linfonodi aumentati di dimensione e per la stadiazione preperatoria. La colangiografia percutanea per via transepatica (PTC) è l’esame fondamentale per la diagnosi dei tumori dell’ilo. È un esame "invasivo", che consiste nell'iniezione di mezzo di contrasto nelle vie biliari attraverso un piccolo ago inserito dalla parete dell'addome, in anestesia locale: si esegue in ospedale, durante il ricovero. Consente di definire precisamente l’anatomia delle vie biliari intraepatiche e l’estensione del tumore versi i dotti più piccoli dentro al fegato, in modo da poter programmare un possibile trattamento chirurgico (il margine chirurgico è uno dei fattori prognostici più importanti dopo interventi chirurgici per questa neoplasia). Inoltre, attraverso la PTC è possibile posizionare un drenaggio biliare esterno per ridurre l’ittero, migliorando la funzionalità epatica e riducendo il rischio di insufficienza epatica postoperatoria. Infine, l’arteriografia del tripode celiaco e la portografia sono consigliabili per rilevare la presenza di invasioni vascolari a livello del peduncolo epatico, in considerazione della tendenza di questi tumori ad infiltrare le strutture adiacenti. La recente introduzione dell’angio-TAC che consente ricostruzioni tridimensionali dei vasi afferenti al fegato ha ridotto notevolmente l’utilizzo dell’angiografia in questo settore. Come si curano
questi tumori ? La terapia Resezioni epatiche
che vengano eseguite con l'intento di rimuovere completamente il tumore possono essere effettuate
circa in un 75% dei casi, con una mortalità operatoria tra il 5% ed il 9% (a seconda delle casistiche), ed una sopravvivenza a 5 anni del 25-30%. Infiltrazione vascolare: Nel caso il tumore infiltri la vena porta, è possibile associare alla resezione epatica e della via biliare, la resezione del segmento portale infiltrato. La sopravvivenza per i pazienti operati in cui si è reso necessario un tal tipo di procedura è significativamente migliore rispetto a quelli non resecati. Il trapianto di fegato è stato proposto per tumori dell'ilo giudicati non resecabili. I risultati sono insoddisfacenti a causa dell’alto indice di ripresa del tumore in breve tempo e quindi non appare giustificato come trattamento di queste neoplasie. Interventi palliativi: nel caso in cui non sia possibile un intervento chirurgico, il drenaggio palliativo dell’ittero può essere effettuato mediante posizionamento di protesi metalliche o per via endoscopica o per via radiologica percutanea. Il giudizio di operabilità deve comunque sempre spettare ad un chirurgo, meglio se esperto in malattie del fegato e delle vie biliari.. Terapie Complementari:
Nella letteratura scientifica mondiale non sono stati riportati risultati soddisfacenti ottenuti
con la chemioterapia. Follow up: Dopo
intervento chirurgico è consigliabile seguire i pazienti ogni 3 mesi con esami di funzionalità epatica, dosaggio del CEA e Ca 19-9, ed ecografie perché in alcuni casi, come la comparsa di metastasi epatiche, è possibile proporre nuovamente
un intervento chirurgico. |
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(pubblicato il 4 Maggio 2002, aggiornato il 27 maggio 2010) |
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