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Metastasi
Epatiche
(Tumori
secondari del fegato) Cosa
sono | Perché si formano
| Che disturbi danno | Aspetto
| Come si trovano | Come
si curano
Cosa
sono ?
Le metastasi epatiche sono tumori inizialmente insorti in sedi differenti dal fegato, che raggiungono
questo organo attraverso la sua elevata vascolarizzazione e, a causa della funzione di
"filtrazione" del fegato, qui si impiantano.
In termini medici, la sede iniziale del
tumore si chiama lesione o neoplasia primaria, mentre le
metastasi che arrivano al fegato vengono definite lesioni o neoplasie secondarie,
indicando proprio che i tumori dalla loro sede iniziale arrivano successivamente (in un secondo tempo) al fegato.
Spesso il termine "metastasi epatica" è seguito dal nome dell’organo da cui è iniziato il tumore; ad esempio, il termine metastasi epatiche colo-rettali significa che le metastasi del fegato provengono da un tumore iniziato nel colon-retto.
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Perché si formano le metastasi ? Le
cause
Le metastasi epatiche sono una malattia molto comune. Il 30-50% dei pazienti affetti da
un tumore sviluppa metastasi al fegato nel corso della malattia. Particolarmente predisposte alla diffusione a livello epatico sono le neoplasie del tratto
gastro-intestinale (colon, retto, intestino tenue, stomaco, ecc…) perché il sangue di tali organi
arriva al fegato attraverso il sistema venoso
portale, che vascolarizza appunto il fegato.
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Come si manifestano le metastasi ? I
sintomi
Le metastasi possono non dare alcun segno della loro presenza.
Infatti, i tumori del fegato di piccole dimensioni non causano alcun
problema e la maggior parte dei pazienti rimane asintomatica per un lungo
periodo. La presenza di metastasi al fegato viene spesso rilevata dagli
accertamenti continui che i pazienti eseguono dopo o durante la
malattia tumorale iniziale. Per questo motivo è molto importante
eseguire questo tipo di indagine in maniera corretta e con costanza. Gli
esami da eseguire variano in base al tipo di tumore iniziale.
Le metastasi epatiche provocano sintomi
quando sono di grandi dimensioni ed occupano una notevole parte del
fegato: i sintomi si presentano quindi nelle fasi avanzate della malattia.
I disturbi causati sono aspecifici:
- astenia (sensazione protratta di stanchezza),
- febbre (soprattutto al tardo pomeriggio o alla sera),
- anoressia (calo a mancanza totale di appetito),
- perdita di peso,
- dolore sordo o senso di pienezza all’epigastrio (in conseguenza del
volume della metastasi),
- ittero (colorazione giallastra dell'occhio e della pelle),
- addome disteso per l’ascite (formazione di liquido all'interno
dell'addome),
- massa palpabile (in conseguenza del volume della metastasi).
Un attento monitoraggio dei pazienti
già operati per un tumore (in particolare dell’intestino) è quindi di fondamentale importanza per una diagnosi precoce di metastasi epatiche che non sempre risulta essere agevole.
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Come sono fatte ? L'aspetto
Le metastasi epatiche possono essere localizzate solo nel fegato o nel fegato ed in altri organi. Le metastasi possono essere
singole o multiple, localizzate solo a una parte del fegato o a tutto il
fegato. Le dimensioni possono variare da pochi millimetri a diversi
centimetri.
Le metastasi possono anche avere strette aderenze con strutture anatomiche importanti del fegato, come la vena porta, la vena cava e il diaframma, condizioni che rendono
il trattamento più complesso, ma non impossibile.
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Come appaiono le metastasi alle
indagini ? La diagnosi
La diagnosi di metastasi nella maggior parte dei casi è formulata attraverso una ecografia
dell'addome ed una TAC (tomografia assiale computerizzata).
Per alcuni tumori sono utilizzabili utili esami di laboratorio specifici
(marcatori tumorali serici): ad esempio, per le metastasi epatiche da neoplasia del colon-retto, la determinazione del
marcatore CEA (antigene
carcino embrionario) permette di migliorare
l'efficacia dei test radiologici. La biopsia epatica è indicata solo in rari casi e, in particolare, quando non è nota la sede del tumore primitivo.
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L'ecografia è molto utile nella diagnosi delle metastasi epatiche, maggiore del
80%. Se è già nota la presenza del tumore primitivo la diagnosi è
assai semplice. I vantaggi dell'ecografia sono che
- non è invasiva (non necessita di aghi o punture)
- è ripetibile con facilità
- è poco costosa.
All'ecografia le metastasi appaiono come noduli più scuri (ipoecogeni)
circondati da un alone all'interno del fegato.
Oggi è possibile eseguire questo esame con mezzi di contrasto
sofisticati, che permettono
di aumentare la possibilità di rilevare noduli non visibili in altri esami radiologici.
La TAC (tomografia assiale computerizzata) convenzionale o,
meglio, con contrasto in fase arteriosa (“arterial contrast enhancement”) è
l'esame migliore, per la sua efficacia. La tecnica di TAC spirale rende l’esame più veloce e confortevole per il paziente, permettendo
di elaborare immagini molto accurate e dettagliate per il chirurgo. Nella maggior parte dei casi l’intervento è pianificato
proprio in base a tale esame, che permette di distinguere quali parti del fegato possano essere asportate e quali strutture anatomiche debbano essere preservate.
La risonanza magnetica e l’angiografia possono essere utilizzate per meglio definire i rapporti con strutture adiacenti al tumore, come la vena porta e la vena cava, ma in generale non aumentano particolarmente l’informazione diagnostica
fornita della TAC.
La PET (tomografia ad emissione di positroni) è un esame molto costoso che
si basa sul rilievo del metabolismo cellulare presenti nelle cellule tumorali.
L' esame è molto sofisticato e permette di evidenziare anche la presenza di metastasi
non viste (occulte) da altri esami. Esplora non solo il fegato, ma anche
tutti gli altri organi. Per l’elevato costo della metodica, essa va riservata a particolari tipi di tumore e a casi selezionati.
Non tutti gli ospedali ne sono ancora oggi in possesso.
La biopsia epatica nella maggior parte dei casi non è necessaria.
Nei casi dubbi può essere utilizzata come elemento di conferma e non di esclusione della malattia. Inoltre alcuni esperti mondiali sconsigliano tale procedura per il rischio di impianto di metastasi.
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Come si curano le metastasi ? La terapia
La terapia delle metastasi epatiche varia in base al:
- tipo di tumore primitivo
- numero di metastasi
- localizzazione all'interno del fegato delle metastasi
- condizioni generali del paziente.
La terapia più efficace in assoluto è la chirurgia.
Chirurgia: quando le metastasi (in particolare quelle del colon,
del retto e quelle neuroendocrine) sono rimuovibili attraverso un
intervento chirurgico, allora bisogna proporre al paziente l'operazione.
Tutti i pazienti portatori di metastasi dovrebbero sempre essere
valutati da un chirurgo esperto nella chirurgia del fegato, oltre che da
un oncologo.
I limiti della chirurgia consistono nelle cause di non-resecabilità della metastasi,
quali le dimensioni del tumore o il numero dei noduli. Queste
limitazioni sono state ulteriormente ridotte dai progressi della chirurgia,
rese possibili grazie a particolari tecniche come l' embolizzazione portale e
le "resezioni in due tempi" (la possibilità di eseguire due
resezioni a breve distanza di tempo basata sulla capacità del fegato di
rigenerare spontaneamente).
La sopravvivenza dei pazienti operati dopo 5 anni dall'intervento supera
il 30%. È possibile eseguire anche più di una resezione nello stesso
paziente nel corso della sua malattia.
Indispensabile, nel corso dell’intervento, l'uso dell’ecografia intra-operatoria
(esame che viene effettuato appoggiando la sonda direttamente sul
fegato), che permette di rilevare lesioni piccole, profonde e non palpabili, metastasi occulte, una delle cause più importanti
della ripresa della malattia dopo l'operazione.
Inoltre, si stanno effettuando
nuove ricerche tese a studiare la possibilità di rendere operabili
metastasi non operabili mediante cicli di chemioterapia preoperatoria.
Per le metastasi epatiche da tumori del colon-retto e da tumori neuro-endocrini la terapia chirurgica rappresenta l’opzione principale. Il ruolo primario della chirurgia è invece meno evidente e in fase di studio per le metastasi epatiche secondarie a tumori primitivi differenti da quelli citati precedentemente. Per
queste metastasi epatiche secondarie ad altri tumori, come quello della mammella, dello stomaco, dell’ovaio ecc…, l’indicazione ad eseguire l’intervento chirurgico è più complessa, a causa del diverso comportamento biologico di tali neoplasie e pertanto viene posta in casi selezionati.
L'unico ruolo del trapianto di fegato nella
cura delle metastasi è riservato ad alcune forme, molto selezionate, di
metastasi neuroendocrine. Non c'è invece indicazione per gli altri tipi
di metastasi epatiche.
Chemioterapia:
I tipi di chemioterapia che possono essere applicati in caso di metastasi epatiche sono molteplici e dipendono dalle caratteristiche del tumore
primitivo (quello che ha dato origine alle metastasi). I farmaci possono essere somministrati in tutto l’organismo (terapia sistemica) o soltanto al fegato (terapia locoregionale) grazie a particolari cateteri, che vengono posizionati a livello dei vasi sanguigni del fegato. La chemioterapia è la disciplina da cui più si attendono nuovi risultati, essendo spesso la malattia diffusa; continuamente si sperimentano nuovi farmaci, si cerca di realizzare una
terapia che aumenti la resecabilità e che riduca le recidive, aumentando così la sopravvivenza dei pazienti. Inoltre, molti sforzi sono rivolti a stabilire il ruolo della chemioterapia locoregionale e della sua possibile associazione con quella sistemica.
Trattamenti percutanei: la
radiofrequenza e l'alcoolizzazione percutanea (sono entrambe sistemi di
rimozione delle metastasi epatiche mediante la loro distruzione,
ottenuta mediante l'inserimento di aghi o sonde nel fegato attraverso la
parete addominale), ha un ruolo assai marginale nel trattamento di
questi tumori. Vengono considerati solo in casi assai selezionati di
pazienti che, per un qualunque motivo, non possono essere operati.
Le conoscenze sulle caratteristiche biologiche dei tumori hanno permesso notevoli progressi nella terapia, la ricerca in tale settore è pertanto di fondamentale importanza.
Molto probabilmente il progresso chirurgico necessiterà di affiancarsi ad altre discipline, si riuscirà ad incrementare la percentuale dei pazienti resecabili attraverso un miglioramento della diagnosi nelle fasi iniziali (o quando il coinvolgimento epatico non è ancora massivo) e mediante una riduzione del volume delle metastasi per via chemioterapica.
Grande interesse riserva la terapia genica, a causa delle molteplici conoscenze sulla genetica dei tumori.
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TAC |
| La TAC
mostra la metastasi ed il rapporto che contrae con i vasi
all'interno del fegato.
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RESEZIONE
EPATICA |
Anche
metastasi di grandi dimensioni o multiple devono essere valutate dal
chirurgo per una possibile resezione.
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METASTASI
DA TUMORI DIVERSI DAL COLON |
La
terapia chirurgica, quando fattibile, può essere efficace anche in
casi di metastasi epatiche non provenienti da organi diversi dal colon. In
questo caso una metastasi epatica da leiomiosarcoma.
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